«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria… separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre». Mt 25,31-46. Fin dall’antichità gli uomini hanno considerato la vita in relazione ad un giudizio divino dopo la morte. Famosissima la bilancia di Osiride che pesava l’anima e in base al peso ne determinava la salvezza o la dannazione. Gli uomini valutavano la loro morale riferendosi a una divinità che riconoscevano garante della verità e della giustizia. Oggi, con la secolarizzazione galoppante si è tolto sia il riferimento a Dio sia al giudizio finale. L’uomo è il solo arbitro del suo destino e si gioca nel solo orizzonte terreno. La perdita di un riferimento comune ha esaltato enormemente l’individuo: ognuno si sente unico censore di sé. L’unico argine è il rispetto delle regole stabilite dalla società. Il problema è che oggi anche le leggi vengono tranquillamente disattese in nome di un proprio pensiero e di una propria autonomia. Abbiamo fatto in fretta ad abbattere l’autorità sia religiosa che politica ed ora ci si trova apolidi, senza riferimenti, in balia di individui che sembrano sempre più schegge impazzite… La nostra vita verrà giudicata, eccome… c’è un criterio in tutto! Nessuno individualmente si può arrogare una autonomia assoluta! Buona giornata