Nella prima lettura della liturgia di questa prima domenica di Quaresima è proposta la professione di fede che ogni pio israelita deve ripetere ai figli come ragione fondante l’esperienza di fede del popolo ebraico. C’è un dato, un avvenimento preciso, che motiva il rapporto inscindibile tra JHWH e Israele: si tratta della liberazione dalla schiavitù d’Egitto.

Anche per noi cristiani c’è un dato fondativo della nostra fede: è la vittoria definitiva di Gesù sulla morte. Il nostro Egitto è la tomba! Dalla tomba Gesù fa uscire ogni uomo, riportandolo ad una vita piena, a una vita da figlio. Nessun cristiano deve credere per principio ma per un’esperienza autentica di risurrezione.

La Quaresima è un tempo nel quale siamo portati a riconoscere le nostre schiavitù e le nostre morti e gridare a Dio chiedendo e invocando la salvezza. Gesù ci ha liberati ma noi continuiamo a ricadere nelle briglie del maligno e diventiamo schiavi, privi di speranza e di fiducia nel futuro.

Come per Israele anche per noi l’intervento salvatore sarà sempre e solo opera di Dio! È Lui che con mano potente e braccio teso ci porta fuori dai nostri deserti di morte… Senza Pasqua la vita è una quaresima senza vie d’uscita! Facendo memoria della Pasqua si ravvia in noi la gioia di una salvezza credibile.