«Signore Dio, abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi». Dn 9,4b-10. Sono le parole che il profeta Daniele rivolge a Dio nel nome del popolo d’Israele. Non so se questi fossero davvero i sentimenti di tutti, ma Daniele, mi sembra di capire, immagina di sì. Ma poco importa quanto fosse unitario e comune questo pensiero: Daniele si prostra davanti a Dio nel nome di tutti. È molto bella questa cosa: significa che Daniele non pensa soltanto a se stesso, non vive in maniera autoreferenziale, ma avverte una comunione profonda con tutti i fratelli nella fede. Una preghiera che sia autentica non può che avere questo stile: abbracciare tutti gli uomini, pregare per il destino buono di tutti e di ciascuno, sentire la preoccupazione della salvezza per ogni singola persona. Perchè penso che la preghiera autentica debba essere per tutti? Perchè Dio è Padre! E vivere la fraternità non è altro che interpretare il suo cuore. Purtroppo, occorre riconoscere che, spesso, la nostra preghiera è molto individuale. Riguarda i nostri bisogni o, al massimo, i bisogni della nostra piccola cerchia di parenti e conoscenti. Imparare lo stile della preghiera universale è un passaggio non banale di un vero cammino evangelico nella logia del pensiero di Cristo. Buona giornata