L’ombra ha tanti modi in cui può essere considerata. Può essere provvidenziale nel solleone estivo. Può essere paurosa nel momento in cui appare repentina. Può essere conturbante quando si pone come velo ad una evidenza. Può essere consolante se copre in una situazione di pericolo.
Nel cammino dell’esodo, Israele ha riconosciuto Dio dentro una nube che con la sua ombra guidava il popolo nel deserto. Abbiamo bisogno di ombra. È un paradosso. Noi così avidi di luce, di chiarezza, di conoscenza, di evidenza, in realtà, abbiamo bisogno di un po’ di ombra. Per non perderci. Per non impazzire.
Nel momento in cui Gesù si trasfigura sul monte, i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni sono spettatori di una visione impressionante: Gesù si manifesta come Colui che realizza l’esodo pasquale e porta a compimento le profezie dei profeti. È il Messia atteso da secoli. È il Salvatore promesso.
Tutto chiaro! Eppure, rivelata questa verità, Dio copre i discepoli con un’ombra e li rimette davanti a Gesù nella sua semplice e disarmata umanità. Non è necessario sapere e vedere tutto. L’importante è mettersi alla sua sequela e ascoltarlo con attenzione. Alla fine del cammino capiranno tutto quello che hanno visto in anticipo. Egli è il Figlio.