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Commento al Vangelo del 10/07/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 11 Luglio 2011 07:03

Il seminatore uscì a seminare. Gesù racconta questa parabola per aiutarci a capire che fine fa la Parola che ascoltiamo tutte le domeniche. Siamo tutti un po’ scandalizzati dagli scarsi frutti che la Parola ha prodotto in noi in tanti anni. Secondo Gesù non si tratta di un problema “di ascolto” ma di un problema “cardiologico”. La sua diagnosi è precisa; il cuore di questo popolo è diventato insensibile. Dire che siamo di fronte a un problema di cuore vuol dire che siamo di fronte a un problema d’amore. Ascoltiamo male e non trasformiamo il messaggio in vita perché non amiamo. Può sembrare una diagnosi troppo generica ma non lo è se pensiamo che i i due grandi comandamenti nei quali, a detta di Gesù, si riassume tutta la Legge e i Profeti (tutta la Bibbia) sono quelli dell’amore a Dio e al prossimo. Solo se amo di più, quando Gesù parla, il mio ascolto è diverso e soprattutto è diverso quello che succede dopo aver ascoltato. Colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto. Questa è la frase proposta per questa settimana. Adesso sappiamo che cosa fare se non vogliamo che la Parola della domenica continui a cadere, nella nostra vita, nel posto sbagliato.

 
Commento al Vangelo del 03/07/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 04 Luglio 2011 06:56

Prendete il mio giogo sopra di voi. Gesù da divino sociologo ci dà la sua ricetta per i mali presenti.

Tutti sperimentiamo quanto siano inumani i ritmi di una vita che ha voluto sostituire l’uomo a Dio.

Questa pagina del Vangelo rivolta a voi tutti che siete stanchi ed oppressi ci riguarda. Il “fare" che nell’esperienza umana è sempre stato funzionale a migliorare la qualità della vita vive oggi una fase dell’eccesso che ci si ritorce contro. Gesù parla all’uomo d’oggi che sente invasiva la presenza di Dio nella propria vita e gli dice la sua verità sul Padre. Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. L’uomo può ritrovare il suo equilibrio, il suo giusto ritmo nella vita solo in un rapporto vero con Dio. Non basta un rapporto generico o una fede torica.

Prendete il mio giogo sopra di voi. Il giogo della fede, del Vangelo, di Dio verità è liberante. Gesù insiste Venite a me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro perla vostra vita. Questa settimana allora viviamo il Prendete il mio giogo sopra di voi puntando sul rapporto con Gesù per ritrovare in pienezza il “bello” di essere uomini.

 
IX Memorial Pavanelli - Le finali
Scritto da Davide Della Torre   
Venerdì 01 Luglio 2011 11:39

Il vento della primavera araba non smette di soffiare. Dal nord Africa ha percorso tutta la penisola fino ad arrivare ad alzare al cielo la polvere del campo dell’oratorio di Maslianico dove si sta disputando la nona edizione del Memorial Pavanelli.  
Alla vigilia delle finali di domenica 3 luglio, infatti, i monarchi di un tempo, Padre Morbido – detentori del trofeo – e i Sette Nani – plurivincitori nelle passate edizioni – hanno lasciato il passo a due nuove formazione che si sono guadagnate sul campo – meritatamente - il diritto alla finale di domenica sera (ore 22.00). Saranno i nuovi arrivati Old Boys, alla loro prima partecipazione al torneo, e il Centro estetico Aurora a contendersi la coppa. Per loro non ci saranno manifestazioni di piazza e cortei, ma solo sudore, fatica e, forse, qualche livido.
Prima dello scontro finale, alle 21, ci sarà anche il tempo di vedere la sfida per il terzo e quarto posto tra Padre Morbido e Sette Nani una partita-esibizione tra due compagini che hanno fatto la storia delle passate edizioni. Ma le rivoluzioni non possono attendere e, alle 22, il vento tornerà ad alzarsi quando Old Boys e Aurora scenderanno sul terreno di gioco.
Per sapere cosa ne sarà delle rivoluzioni in Nord Africa ci vorrà ancora tempo. Per capire chi saranno i nuovi padroni del Pavanelli basta aspettare domenica. Una nuova stagione potrebbe avere inizio, non mancate!

 
Commento al Vangelo del 26/06/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 27 Giugno 2011 08:38

Colui che mangia me vivrà per me. Gesù vive la dimensione trinitaria, l’uomo la dimensione creaturale. Il fare la comunione è un’esperienza così forte del divino che “un po’ di Trinità” succede nella vita del cristiano. Giovanni dice: Come il Padre che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Mangiare l’Eucarestia vuol dire che Io prendo Gesù: le sue parole, il suo stile, la sua visione dell’uomo e della vita e con la sua forza vivo in riferimento a Lui come Lui ha vissuto in riferimento al Padre. Meditare questa pagina ci costringe a rifondare la nostra Eucarestia in una fedeltà più attenta all’originario progetto di Gesù. Non possiamo andare avanti tranquillamente a fare una cosa così “divina” senza renderci conto che ogni volta succede “troppo poco” nella nostra vita. Chi mangia me vivrà per me. Come vivere questa frase perché cambi il nostro modo di vivere l’Eucarestia? Facciamo diventare l’Eucarestia non un momento rituale in senso riduttivo ma un altro modo di vivere la vita.

 


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