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Commento al Vangelo del 16/10/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 17 Ottobre 2011 07:40

Maestro, sappiamo che sei veritiero.

I farisei dicono di Gesù Maestro, sappiamo che sei veritiero. Gesù dirà di se stesso Io sono la verità. La verità non è riconducibile al comandamento non dire falsa testimonianza. La Verità è Dio. Questo dice un modo diverso di rapportarci alla Verità. Il mio essere credente, prete, sposo, genitore, catechista, impegnato nella liturgia o nell’oratorio comporta una Verità che sta prima nella mia vita e che poi si manifesta nella mia funzione. Questa Verità è Gesù. Se Gesù è la Verità, essere veri vuol dire essere Gesù. Il date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio fa emergere una sapienza che la malafede dei farisei non riesce a scalfire.   E’ proprio la Verità che fonda la sapienza la quale coincide con una vita tutta sostanziata dalla Parola. Alla Verità che è Gesù si arriva vivendo la Parola. Maestro, sappiamo che sei veritiero. Gesù ha la passione della Verità e ci insegna la Verità e la passione per la Verità. Facciamo giorno per giorno questa fatica per diventare come Lui.

 
Commento al Vangelo del 09/10/11
Scritto da DON aNTONIO   
Lunedì 10 Ottobre 2011 07:21

Venite alle nozze

L’eterno invito di Dio di partecipare alla sua festa di nozze ha nel tempo le sue storicizzazioni. Oggi qui il banchetto del Signore si colora delle tinte della nostra Comunità della Beata Vergine. Venite alle nozze. Esperienze riuscite e feconde che ci hanno visto in passato impegnati a costruire una “festa” diversa ci trattengono a volte da un’adesione convinta all’ oggi della Chiesa. Venite alle nozze. L’invito pressante della parabola è più forte di tutte le nostre perplessità. Il banchetto di Dio è “un banchetto di Dio per gli uomini” dove ciascuno è lì con le proprie miserie ma è lì per fare la sua parte. I peccati e i limiti non sono un ostacolo. Anzi, stando al racconto di Gesù, alla fine saranno proprio le persone più problematiche a riempire la sala del banchetto. A tutti viene chiesta però la veste nuziale. Dobbiamo essere lì “veri”. Il nuovo è sempre problematico. La vita però ci insegna che ogni giovinezza è difficile ma che senza giovinezza resta solo la prospettiva del tramonto. Venite alle nozze. Questa settimana proviamo a condividere “dentro” più intensamente la festa di Dio per costruirla fuori.

 
Commento al Vangelo del02/10/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 03 Ottobre 2011 07:01

Avranno rispetto per mio figlio.

La parabola si aspetta dalle persone che hanno accettato di assumere un servizio nella Chiesa, in qualsiasi campo, un’insistita attenzione ai progetti del padrone. Il racconto dice una storia dove regolarmente questo no capita. Il negativo arriva fino a deludere le attese più scontate Avranno rispetto per mio figlio. Siamo tutti provocati a un esame di coscienza perché la parabola dalla sua motivazione storica si allarga a tutte le situazioni di incoerenza di chi ha assunto il compito di essere punto di riferimento religioso per gli altri nei diversi ambiti pastorali. Il male non sta nel particolare. Siamo lì per Dio e finiamo con il lavorare per noi stessi. Anche se non sempre la volontà è quella di liberarci di Dio molto spesso finiamo almeno con il cacciarlo fuori dalla vigna e di marginalizzarlo. La parabola si chiude però con una prospettiva di speranza dove le cose cambiano radicalmente. L’attesa del padrone Avranno rispetto per mio figlio trova qui la sua realizzazione più piena. Il rispetto per quello che Gesù è e per quello che Gesù ha detto è il segreto della rifondazione della nostra presenza nella Chiesa. Il contrasto tra il prima e il dopo dice bene la radicalità del nuovo. La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo. Avranno rispetto per mio figlio. Non deludiamo le attese del padrone.

 
Commento al Vangelo del 25/09/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 26 Settembre 2011 07:10

Ma poi si pentì e vi andò

La parabola di oggi racconta due situazioni diametralmente opposte. Nella prima il rifiuto del figlio a fare la volontà del Padre andando a lavorare nella vigna diventa prima pentimento e poi scelta positiva. Ma poi si pentì e vi andò. Nella seconda il buon proposito espresso a parole dall’altro figlio degenera più tardi in un rifiuto di fatto. Il peccato va combattuto con tutte le nostre forze e con la Grazia perché noi crediamo che sia il Male. Quando però il male è stato commesso c’è un modo cristiano fondamentale per gestire un peccato che ormai ci appartiene. Bisogna che il senso di colpa non diventi scoraggiamento e radice di altri peccati ma decisione forte di un cambiamento radicale. La parabola fa intravvedere che un peccatore che gestisce “da discepolo” il proprio peccato fa più cammino sulla via della santità di chi si ritiene a posto ma rimane nella propria mediocrità: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio. Tutti siamo un po’ sbagliati. E’ importante gestire il nostro peccato da discepoli per farlo diventare occasione di santità. E’ un esperienza che nella storia della Chiesa ha scritto alcune tra le pagine più belle. Ma poi si pentì e vi andò

 


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