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la PAROLA 26 LUGLIO 2020
Scritto da segreteria BVB   
Martedì 28 Luglio 2020 08:12

XVII DOMENICA T.O.  – 26 LUGLIO 2020  
Dal Vangelo secondo Matteo 13, 44-52

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

LA PAROLA DA VIVERE  PROPOSTA DAI NOSTRI SACERDOTI

“ESTRAE DAL SUO TESORO COSE NUOVE E COSE ANTICHE”

Anche questa domenica ci vengono narrate tre parabole che parlano del Regno di Dio.

Concentriamo la nostra attenzione però sugli ultimi versetti del Vangelo, che parlano dei discepoli di questo regno.

Chi diventa discepolo del regno, ci dice Matteo, in verità diventa padrone della casa: Dio ci consegna le sue “proprietà” perché le facciamo fruttare.

Il Regno di Dio è come un tesoro e chi vi aderisce è come se avesse un tesoro dentro di sé da offrire. Questo tesoro è fatto da tutte le esperienze che abbiamo vissuto e dalla perenne novità del vangelo che quando incontra la vita dell’uomo la rinnova.

“La vita umana chiede sempre di essere trasformata, di modificarsi continuamente, di modificarsi continuamente a contatto con certe verità, che non si possono offrire senza persuasione, dato che la loro essenza non sta nell’essere conosciute, bensì nell’essere accettate. Quando la vita umana non accetta dentro di sé un certo grado di verità operante e trasformatrice, rimane sola e ribelle, e qualsiasi conoscenza che acquisisce non basterà”

frase di Maria Zambrano

 
la PAROLA 19 LUGLIO 2020
Scritto da segreteria BVB   
Venerdì 17 Luglio 2020 15:10

XVI DOMENICA T.O.  – 19 LUGLIO 2020  
Dal Vangelo secondo Matteo 13, 24-43

In quel tempo, Gesù espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?. No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio».

LA PAROLA DA VIVERE  PROPOSTA DAI NOSTRI SACERDOTI

“LASCIATE CHE L’UNA E L’ALTRO CRESCANO INSIEME”

“Su molte questioni secondarie sarà forse necessario trovare un compromesso con la situazione reale all’inizio. Ma persino il mio ideale è qualcosa che alcuni chiamerebbero compromesso. Solo che a me pare più corretto chiamarlo equilibrio. Non ritengo infatti che il sole scenda a compromessi con la pioggia quando insieme creano un giardino.”

da “Il profilo della ragionevolezza” di G.K. Chesterton

Questo testo sottolinea l’importanza di trovare sempre una mediazione, “un equilibrio”.

Noi vorremmo che nella nostra esistenza e anche nel mondo, tutto fosse perfetto e lineare, ma ben sappiamo e sperimentiamo invece quanto la vita reale non sia così.

La parabola del seme e della zizzania ci insegna ad avere pazienza e dare il tempo necessario al seme di svilupparsi, di portare frutti, ma, soprattutto, ci indica di non strappare subito il male per evitare di togliere anche il buon seme.

Dio ci insegna che la vita degli uomini è fatta di luci e di ombre, ma tutto quanto ne concorre alla crescita. Non spetta a noi giudicare e separare la zizzania ma ci viene chiesto di avere fiducia nella capacità di crescita del seme.

 
la PAROLA 12 LUGLIO 2020
Scritto da segreteria BVB   
Lunedì 13 Luglio 2020 08:31

XV DOMENICA T.O.  – 12 LUGLIO 2020  
Dal Vangelo secondo Matteo 13, 1-9
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

LA PAROLA DA VIVERE  PROPOSTA DAI NOSTRI SACERDOTI

“IL SEMINATORE USCÍ A SEMINARE”

Ci piace molto l’azione del seminatore che è l’azione di Dio; Dio semina, diffondela sua Parola.

La semina viene fatta ovunque, su qualsiasi campo ed è abbondante.

Tutti, nessuno escluso, abbiamo la possibilità di ascoltare Dio in qualsiasi situazione di vita ci troviamo.

Osservando la natura vediamo che ogni seme ha il potenziale di portare frutto anche in condizioni sfavorevoli.

Non ci manchi mai la fiducia di poter essere ascoltatori e di conseguenza “produttori” di frutti.

(...)In verità nulla è più teologico che prendere in considerazione i gigli del campo. Nulla è più teologale che meditare sui tralci che si recidono perché non danno frutto, e quelli che si potano perché ne diano.  Quello di cui stiamo parlando è in rapporto con la prima parola (...) con la quale Dio apre l’orecchio dell’uomo: date frutto... Fruttificare è essenzialmente una operazione della natura (...)Gesù non cessa di ricordare che non basta seguirlo o essere legati a Lui: il discepolo deve dare frutto. Per parlare della gloria del cielo, il Verbo impiega le parole della terra... Come se la nostra ascesa non potesse avvenire senza l’albero da frutto. Come se ci fossero ali solo per gli zotici.

Testo dello scrittore e filosofo francese Fabrice Hadjadj

 
la PAROLA 5 LUGLIO 2020
Scritto da segreteria BVB   
Lunedì 06 Luglio 2020 08:14

XIV DOMENICA T.O.  – 5 LUGLIO 2020  
Dal Vangelo secondo Matteo 11, 25-30
In quel tempo, Gesù disse: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero".

LA PAROLA DA VIVERE  PROPOSTA DAI NOSTRI SACERDOTI

“IL MIO GIOGO INFATTI È DOLCE E IL MIO PESO LEGGERO”

“Una delle tendenze della nostra epoca è di usare la sofferenza per screditare la bontà di Dio, e una volta screditata la sua bontà, aver chiuso il conto con lui(...) Intenti a tagliar via l’umana imperfezione stiamo facendo progressi anche sulla materia prima del bene. Ivan Karamazov non può credere finché ci sia un bambino che soffre, l’eroe di Camus non può accettare la divinità di Cristo per via del massacro degli innocenti. In questa pietà popolare si guadagna in sensibilità e si perde in visione. Se sentivano meno, altre epoche vedevano di più, anche se vedevano con l’occhio cieco, profetico, insensibile della accettazione, vale a dire della fede. Ora in assenza di questa fede siamo governati dalla tenerezza. Una tenerezza che da tempo, staccata dalla persona di Cristo, è avvolta nella teoria. Quando la tenerezza è staccata dalla sorgente della tenerezza, la sua logica conseguenza è il terrore(...). L’azione creativa della vita del Cristiano consiste nel preparare la propria morte in Cristo”.

riflessione di Flannery O’Connors

Il Vangelo è ricco di paradossi: il giogo simbolo da sempre di oppressione viene “trasformato” da Gesù in qualcosa di dolce e che dà ristoro alla nostra vita e il peso è leggero.

Per chi segue Gesù tante cose umanamente difficili da “sopportare” si trasformano in eventi ricchi di vita.

È l’esperienza che ha provato anche la scrittrice americana che compone questo pezzo dopo aver conosciuto la storia di una bambina dodicenne morta di tumore che aveva creato attorno a sé un mondo di grazia e di gioia.

 


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