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SERATA IN ALLEGRIA
Scritto da segreteria BVB   
Lunedì 10 Luglio 2017 08:24

VENERDI 14 LUGLIO ORE 21.00 PRESSO SALA ORATORIO PIAZZA SANTO STEFANO

UNA SERATA IN ALLEGRIA

CON "LA FAMIGLIA COMASCA" SUL TEMA "UMORISMO E CREATIVITA'"

Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Luglio 2017 08:24
 
la PAROLA 9 LUGLIO 2017
Scritto da segreteria BVB   
Lunedì 10 Luglio 2017 08:22

"Imparate da me"   XIV DOMENICA T.O.
Dal Vangelo secondo Mt 11, 25-30
L'inno di giubilo di Gesù è rivolto al Padre, chiamato "Signore del cielo e della terra": l'espressione risulta particolarmente solenne ed è significativa in relazione alle parole che seguono, al motivo della gioia di Gesù, che consiste nella rivelazione donata ai piccoli e non ai sapienti e ai dotti. Si accede al mistero di Dio solo quando non si è gonfi delle proprie certezze, quando si ha uno sguardo semplice e non complicato dal proprio egoismo.
Come nell'Antico Testamento, anche qui l'accettazione o il rifiuto della rivelazione vengono fatti risalire alla signoria di Dio, ma non senza la decisione dell'uomo, la sua personale risposta alla proposta del Padre.
La logica è, dunque, quella del dono e della gratitudine. "Tutto è stato dato a me dal Padre mio": tutto è dono, tutto risale al Padre e al suo amore, tutto chiede di essere accolto con semplicità e stupore, con il cuore grato.
Ai piccoli, agli stanchi e agli oppressi, Gesù rivolge l'invito a prendere il suo giogo, che addirittura ristora, e che è definito "dolce", a patto di imparare da lui, "mite e umile di cuore": vivendo con il suo atteggiamento di costante gratitudine e di relazione con il Padre, di radicale semplicità e abbandono, la fede e le sue esigenze diventano non un peso opprimente, ma il motivo della gioia più profonda della vita.

 
la PAROLA 3 LUGLIO 2017
Scritto da segreteria BVB   
Lunedì 03 Luglio 2017 08:26

"Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà"     XIII DOMENICA T.O.
Dal Vangelo secondo Mt 10, 37-42

Il brano evangelico di questa settimana suona ancora duro: persino i legami più forti, quelli verso i genitori o i figli, devono essere subordinati all'amore verso Gesù, affinché non si venga ritenuti indegni di Gesù stesso. La logica è quella che si intravede nei due versetti seguenti: prendere la propria croce e perdere la vita per causa di Cristo indicano la misura alta del distacco da sé, del dono della propria vita, che nascono dal legame fondamentale con Gesù. È questo legame che può convertire davvero il cuore, renderlo indiviso, portarci oltre le solite mezze misure tipiche di noi uomini. Il perno è proprio in quella relazione, in quella motivazione (in Dio e per Dio) che ritorna anche nelle parole sull'accoglienza dei discepoli. In questo contesto, ci rendiamo conto che fare dono della vita, di se stessi, può passare anche attraverso il semplice bicchiere d'acqua fresca, nella quotidianità più concreta e solo apparentemente banale.
I Vangeli di queste domeniche ci hanno condotto dunque a svolgere un piccolo "percorso". "Colui che mangia me vivrà per me" era l'indicazione raccolta nella festa solenne del Corpus Domini: la forza che viene dall'Eucaristia, da Gesù, ci consente di essere davvero legati a Lui, di non avere paura del male e di essere autentici testimoni (domenica scorsa) fino ad arrivare al dono di sé.

 
la PAROLA 25 GIUGNO 2017
Scritto da segreteria BVB   
Lunedì 26 Giugno 2017 08:54

"Non abbiate paura"XII DOMENICA T.O.
Dal Vangelo secondo Mt 10, 26-33

Il Vangelo, cioè la buona notizia, la novità portata da Gesù, ha un inizio umile: apparentemente quel seme nascosto può essere calpestato da chiunque; ma Gesù ci dice che ciò che in quel momento è silenzioso si manifesterà in modo glorioso e che i discepoli di ogni tempo hanno il compito di ripetere il suo stesso messaggio in modo chiaro e lampante, senza preoccuparsi dell'accoglienza o del rifiuto che ricevono dagli uomini.
Infatti, più volte ritorna l'invito a non aver paura, perfino di chi può uccidere il corpo; al contrario, Gesù invita a temere chi ha il potere di uccidere, oltre al corpo, anche l'anima: è un'affermazione forte da ascoltare, ma ci ricorda che il potere degli uomini (e del male) è limitato. La potenza di Dio è più grande. E se Gesù richiama un'immagine di Dio dura (Colui che ha il poter di far perire nella Geènna) lo fa per farne emergere la maestà, la grandezza, di cui ci dà tutta la forza nei versetti seguenti, che sottolineano la paternità, la cura, la protezione nei confronti dell'uomo. È un timore quello per Dio che è riconoscimento della sua grandezza e quindi diventa fiducia, libertà.
Proprio il riconoscimento di Gesù che apre all'essere da Lui riconosciuto davanti al Padre diventa allora il motivo forte della speranza, al di là di ogni nostra fragilità, nella potenza più grande. Quella di Dio e del suo amore.

 


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