Comunità della Beata Vergine del Bisbino

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Commento al Vangelo del 03/04/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 04 Aprile 2011 08:53

Gesù guarisce il cieco nato per compiere le opere di colui che mi ha mandato. Egli dice di sé : E’ per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano, e quelli che vedono diventino ciechi . Qui si sta parlando di un “vedere” in Dio. Per vedere ci vogliono due cose: gli occhi e la luce. Il cieco nato ha occhi nuovi perché ha ascoltato la parola di Gesù. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. La luce non manca: Io sono la luce del mondo. Così attrezzato egli può fare radicalmente l’esperienza della fede di fronte a Gesù che gli chiede: Credi nel Figlio dell’uomo? Il suo “sì” è semplice e totale: Credo, Signore! Anche l’impianto letterario del brano ha una valenza teologica. Da una parte la semplicità e la stringatezza del racconto del miracolo, dall’altra la lungaggine infinita delle diatribe dei farisei. La fede è semplice. Il trovare un surrogato della fede dove le proprie idee diventano il senso  ultimo della vita è un’operazione complessa e destinata a fallire. Il brano ci insegna l’esperienza della fede che è l’esperienza di Gesù. Gesù è la luce, la verità che ci illumina, un contenuto dottrinale che viene da Dio, una parola pronta per essere tradotta in vita. Gesù però, attraverso i sacramenti,  è anche  una presenza di grazia nella nostra vita che crea una sintonia profonda tra il Dio della verità e il Dio che sta dentro di noi. Questo impianto di grazia è la premessa e la condizione della fede.

Come il cieco nato proviamo a dare un senso nuovo alla vita facendo l’esperienza radicale della fede che vuol dire lasciare che la Parola illumini ogni attimo della nostra esistenza. La frase da vivere questa settimana è: Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Aprile 2011 14:14
 
Robin Hood a Cernobbio!!!
Scritto da Davide Della Torre   
Martedì 29 Marzo 2011 07:17

Robinq

“Robin Hood e Little John

van per la foresta

ed ognun con l'altro   

ride e scherza come vuol. 


Son felici del successo 

delle loro gesta 

Urca urca tirulero 

oggi splende il sol!„

 

 

 

 

Sabato 2 e domenica 3 aprile alle ore 21   presso il teatro dell'oratorio

di Cernobbio. I ragazzi della  Comunità Pastorale

della Madonna del Bisbino porteranno in scena

 

“Robin Hood”

 

Siete tutti invitati!!!

Ingresso libero.

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Maggio 2011 15:52
 
Commento al Vangelo del 27/03/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 28 Marzo 2011 07:53

Abbiamo in mente spesso Dio come colui che chiede: che ci chiede di vivere una morale, di pregare, di fare penitenza… La prima scena di questo brano della Samaritana ci presenta un Gesù che domanda: dammi da bere. Tutto il proseguo del racconto evidenzia però in Gesù  una grande voglia di dare: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “ Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva. La donna samaritana non tarda ad accorgersene e da potenziale donatrice diventa una che chiede: Signore,dammi quest’acqua perché io non abbia più sete. IL brano, che è molto unitario, chiarisce il contenuto di quest’acqua viva: I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. Cambia il rapporto con Dio. E un rapporto in spirito: Dio non è più fuori, è dentro l’uomo come sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna. Nel Battesimo, nell’Eucarestia e in tutti i sacramenti Dio diventa intimo all’uomo. Dio e l’uomo sono insieme. E’ un rapporto in verità. Si adora vivendo la Parola che è la verità di Dio. Il brano si conclude con un’ultima condivisione dove impariamo da Gesù il rapporto autentico con il Padre che per lui è vita trinitaria e per noi adorazione. Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato. Scoprire e fare la volontà di Dio in tutti i passaggi di una giornata è la nuova frontiera del rapporto con Dio. Questa settimana facciamo nostra la richiesta della donna di Samaria: Signore, dammi quest’acqua, perché non abbia più sete. Viviamola nella coscienza di questa situazione nuova dove Dio è dentro di noi e noi lo amiamo facendo la sua volontà

Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Marzo 2011 12:32
 
Commento al Vangelo del 20/03/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 21 Marzo 2011 08:12

Vogliamo leggere la trasfigurazione alla luce di tre voci, quella di Pietro, quella del Padre e quella di Gesù.

Il fatto. La trasfigurazione è un’esperienza unica, capitata in quell’occasione e basta. Il termine fa pensare alla percezione di una figura al di là di quella percepita normalmente. Con buona approssimazione viene da credere che gli apostoli, in qualche maniera, hanno colto con una forza  particolare “il divino” in Gesù.

Pietro dice E’ bello per noi essere qui. L’esperienza del divino è radice di gioia. Amare il fratello, vivere la Parola, pregare, in quanto esperienze del divino, ci fanno contenti perché stanno dentro una profonda sintonia tra l’uomo e Dio.

Il Padre dalla nube sintetizza l’atteggiamento dell’uomo di fronte a un’esperienza particolare del divino con queste parole: Questi è il Figlio mio, l’amato, in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo. Nell’ascoltare sta la possibilità più grande di entrare nel mistero di Dio.

Alla fine Gesù dice: Non temete. L’esperienza di Dio richiede coraggio. Ci sono tanti modi per difenderci dall’incontro con Dio: negandone l’importanza o standone lontani e non lasciandoci coinvolgere. L’atteggiamento giusto è quello di buttarsi ma questo appunto richiede coraggio.

Questa settimana facciamo nostra la parola di Pietro E’ bello per noi essere qui letta in una sintesi delle tre voci approfondite. Senza temere ascoltiamo la Parola per stare davanti a Dio e così sperimentare il bello.

 


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